sommario
EDITORIALE
di Riccardo Cascioli
PRIMO PIANO
Il Poverello d’Assisi al di là dei cliché
Il Testamento di Francesco
di Renato Mambretti
«Come stella del mattino in mezzo alla nebbia
di Luisella Scrosati
Un santo “riveduto e corretto”
di Guido Vignelli
Santità francescana
di Alessandro M. Apollonio
STORIA
Don Bosco apologeta
di Giorgio Cavallo
MORALE
L’obiezione della coscienza
di Tommaso Scandroglio
CINEMA
Tommaso Moro, la coscienza non si svende
di Stefano Bimbi
FILOSOFIA
Le tre dimensioni della verità
di Stefano Fontana
SANTUARI
Pietralba, il duomo delle Dolomiti
di Maria Bigazzi
LITURGIA
I “santi depennati”
di Ermes Dovico
SPIRITUALITÀ
Gelosia e invidia, gemelle diverse
di Corrado Signori
Editoriale
Francesco
di Riccardo Cascioli
In che modo un santo di un’altra epoca o che abbia vissuto circostanze lontane dalla nostra esperienza, può essere considerato a noi contemporaneo? Cioè può veramente dire qualcosa alla nostra vita, possiamo sentirlo vicino a noi? Il modo più comune – e sbagliato – è quello di interpretarlo con le nostre categorie, la nostra mentalità.
Ma in questo modo si riduce qualsiasi persona, qualsiasi fatto a uno schema che abbiamo in mente, impedendoci di capirne l’unicità e l’originalità. Infatti, molto spesso c’è un modo leggere i santi – o anche fatti storici – per confermarci in quello che già sappiamo o che vorremmo che fossero.
Se questo vale come regola generale, è ancor più evidente quando affrontiamo un santo famoso e citatissimo come Francesco d’Assisi. Peggio ancora in questo anno di celebrazioni per l’ottavo centenario della morte, in cui perfino atei e agnostici si sentono in diritto e dovere di pontificare su san Francesco. Gli esempi più noti sono quelli di Aldo Cazzullo e Alessandro Barbero, di cui ci siamo già occupati sulla Bussola Quotidiana.
Ma i primi a ridurre la figura di san Francesco fino a rendere inutile la sua santità, siamo noi cattolici. Di volta in volta è patrono dell’ecologia, del pacifismo, dell’economia anti-capitalista, della liturgia creativa e così via. In pratica si seguono le ideologie oggi dominanti legittimandole con un po’ di spiritualità pseudo-francescana. Sembrerebbe in questo modo di avere colmato la distanza che ci separa dal suo tempo e dalle sue circostanze, invece abbiamo semplicemente costruito un muro che ci rende impossibile renderlo significativo per la nostra vita.
Dobbiamo invece riconoscere anzitutto che l’uomo del Medioevo, quale Francesco era, aveva un modo di pensare lontanissimo dal nostro, potremmo dire incomprensibile all’uomo moderno. E questo non crea una distanza incolmabile, al contrario: ci permette di capire che «il santo – come scriveva don Luigi Giussani nella prefazione al libro Santi di Cyril C. Martindale – è un uomo vero. Il santo è un vero uomo perché aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui è stato costruito il suo cuore, e di cui è costituito il suo destino».
E questo è il primo aspetto che rende interessante san Francesco per noi uomini del XXI secolo, perché in 800 anni è cambiato quasi tutto, ma il cuore dell’uomo, il suo desiderio di compimento, è sempre lo stesso. Francesco è santo perché appartiene totalmente a Cristo, la sua povertà è la testimonianza che Cristo basta, che è Lui l’unica sicurezza su cui poggiare, nient’altro.
E in un periodo di gravi turbolenze nella Chiesa e di reazioni alla corruzione e indegnità del clero, Francesco si distingue per la sua fedeltà alla Chiesa gerarchica, al Papa e ai vescovi, distinguendosi così dai tanti movimenti ereticali e scismatici suoi contemporanei. Chi non vede in questo un insegnamento per i nostri giorni segnati da scandali ecclesiastici?
Ecco, chiunque desideri comprendere veramente san Francesco e cosa può insegnarci, non può non leggere il Primo Piano che la Bussola Mensile gli dedica in questo numero.

