sommario
EDITORIALE
di Riccardo Cascioli
PRIMO PIANO
Quas primas, cent’anni dopo
“Cristo è Re”, ci voleva un’enciclica
di Paul Roy
Se la politica estromette Dio
di Stefano Fontana
Cristo Re, una liturgia a due facce
di Stefano Chiappalone
Il fine e il fondamento della società
di Tommaso Scandroglio
MARIOLOGIA
Pontevedra: dove regna Maria regna Gesù
di Ermes Dovico
VITA CRISTIANA
Il Natale dei credenti e dei non credenti
di Stefano Bimbi
TEOLOGIA
Ildegarda: la creazione nel grembo della Trinità
di Katharina Stolz
STORIA DELLA CHIESA
Il vero Atanasio, diffidare dalle imitazioni
di Luisella Scrosati
DOTTRINA SOCIALE
Medolago Albani, padre del cattolicesimo sociale
di Paolo Gulisano
SPIRITUALITÀ
Custodire il cuore, questione di vita... eterna
Dino Nogavi
Editoriale
Il Natale del Re
di Riccardo Cascioli
«Viva, viva il nato Re che del mondo è il Re novello, nella valle d'Israello, viva viva il nato Re!», recinta un canto natalizio delle montagne trentine. È dunque la festa del Natale a ricordarci che Gesù è Re. «Re dei re», viene definito nel Libro dell’Apocalisse (17,14 e 19,16) e anche da San Paolo nella prima lettera a Timoteo (6,15).
Re. Un titolo che siamo abituati a cantare o a leggere nella Bibbia, ma che ormai ripetiamo o ascoltiamo senza dargli peso. Forse qualche riflessione in più ci viene suggerita nel giorno della festa liturgica di Cristo Re, l’ultima domenica dell’anno liturgico, prima dell’inizio dell’Avvento. Ma sempre che il sacerdote nell’omelia non suggerisca pensieri sbagliati.
Eppure la regalità di Cristo è decisiva per la nostra vita, dimenticare o trascurare il fatto che Cristo sia Re vuol dire vivere una fede sterile. Ben venga allora il centenario della Quas primas di Pio XI, che nel 1925 ha istituito la festa di Cristo Re (nel Vetus Ordo era l’ultima domenica di ottobre), a ricordarcene il significato e le implicazioni. E ben venga, quindi, questo numero della Bussola Mensile che dedica il primo piano proprio alla Quas primas e alla regalità di Cristo.
Perché Cristo è il Re, il Signore della nostra vita: e questo dovrebbe essere abbastanza facile capirlo, anche se noi – dobbiamo ammetterlo – poniamo sempre una forte resistenza a questa signorìa. Come disse Benedetto XVI nell’omelia della Messa di inizio pontificato, abbiamo sempre paura che «se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi», poi «ci possa portar via qualcosa della nostra vita». Me «Egli non toglie nulla e dona tutto. Chi si dona a Lui riceve il centuplo». È un Re molto generoso potremmo dire.
Questo vale per la regalità su ciascuna persona. Ma Cristo è anche il Signore delle società e delle nazioni, regna su tutti i popoli, e tutti i governi a Lui devono inchinarsi. Il Suo regno non è di questo mondo, ma abbraccia anche questo mondo: è il Re dei Re, nel senso che soltanto in riferimento a Lui si può essere veramente re, governante in questo mondo. E ciò, in una società dove domina il relativismo e l’indifferentismo religioso, è un’affermazione incomprensibile o facilmente equivocabile. Ma se avrete la pazienza di leggere gli articoli che seguono, la questione comincerà a diventare chiara.
Allora la nascita del Bambino che festeggiamo a Natale sia l’occasione per riscoprire la Sua regalità e l’inizio di un cammino per affermarla nello spazio pubblico.
Buon Natale!

